BOLLETTINO COP26

Dal 1 al 12 novembre 2021 Glasgow sarà teatro della 26esima COP sul clima, che seguiremo con aggiornamenti quotidiani, ma…

Che cos’è una COP?

Chi sono i suoi protagonisti?

Scopriamolo insieme!

COS’E’ UNA COP ?

Le COP (Conference Of Parties) sono eventi annuali presieduti dall’ONU in cui tutti i paesi del mondo si trovano per negoziare accordi – tramite delegati – su come operare a livello globale degli sforzi congiunti e volti ad arrestare la crisi climatica.

Ogni anno la COP si svolge in un paese diverso, e al suo interno vengono affrontate questioni diverse, sia tecniche che geopolitiche: decarbonizzazione, finanza climatica, ri-forestazione, etc.

PERCHE’ RESTARE INFORMAT@?

Perché la COP26 è la più importante da quando esiste questo appuntamento diplomatico-negoziale: quest’anno si dovranno rivedere al rialzo – e per i prossimi 5 anni – gli NDC (National Determined Contributions), ossia le “dichiarazioni d’intenti” di ogni singolo Stato, in quella che forse è l’ultima occasione di rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015.

E ovviamente… perché la crisi climatica riguarda tutt@ noi e il nostro futuro!


From 1st to 12th November 2021 Glasgow, UK, will host the 26th COP on climate, that we will follow with constant reporting, but…

What is a COP?

Who are its main protagonists?

Let’s discover it together!

WHAT IS A COP?

A COP – Conference of Parties – is an annual event held by the UN, where all Countries from around the world get together to negotiate agreements, through their delegates, about how to work together, on a global level, acting towards the climate crisis.

Every year the COP takes place in a different country, and during it various topics are discussed, both technical and geopolitical: decarbonisation, climate finance, forestation, etc.

WHY SHOULD WE STAY INFORMED?

Because COP26 is the most important one since the beginning of this diplomatic-negotiating conference: this year – and for the next 5 years – the NDC (National Determined Contributions) will be reviewed and raised. They represent the “declaration of intent’’ of every single State, for what may be the last occasion to respect the objectives set in the Paris Agreement of 2015.

And obviously, also because the climate crisis is about all of us!


COP26, Giorno 3: Poche luci e molte ombre

A due giorni dall’inizio della COP26, ecco i primi bilanci. I capi di governo a prendersi la scena al World Leaders Summit. I delegati a trattare al buio delle sale riunioni.

I FOSSILI DELLA DISCORDIA

Per molti paesi, l’obiettivo di emissioni zero nette al 2050 è una chimera: Cina, Russia e Arabia Saudita hanno dichiarato di restare al 2060, l’India al 2070, facendo leva sul concetto di responsabilità comuni ma differenziate, con i paesi occidentali ad averne storicamente di più.

60 paesi, invece, si sono limitati ad annunciare una riduzione del 30% entro il 2030 delle emissioni legate al gas metano.

Tutte azioni insufficienti se si conta che – secondo l’UNEP – per centrare l’obiettivo 1.5 °C é necessario dimezzare le emissioni di tutti i gas serra entro la stessa data.

STOP ALLA DEFORESTAZIONE

Su un tema, però, sembra esserci comune accordo: fermare la deforestazione entro il 2030, grazie alla Dichiarazione di Glasgow sulle foreste e la terra, firmata dai 110 paesi che ospitano oltre l’85% delle foreste terrestri, tra cui Brasile, Russia, Congo e Indonesia.

Un impegno da 20 miliardi di dollari, sì, ma basteranno? E con quale piano?

COM’ É UMANO, SIGNOR BEZOS

La risposta alla domande di prima sembra arrivare dal mondo dei “filantropi”, dal quale lo stesso premier britannico, Boris Johnson, ha ammesso che dovranno arrivare donazioni.

Jeff Bezos ha risposto presente, promettendo anche un aiuto da 2 miliardi di dollari per le terre degradate in Africa, oltre a manifestare interesse per le tecnologie di cattura del carbonio.

Elon Musk – assente a Glasgow, ma presentissimo sul web – ha twittato di essere pronto a donare 6 miliardi all’ONU per la fame nel mondo se gli spiegheranno come verranno spesi e se basteranno.

QUESTIONE DI TRASPARENZA

Nelle stanze dei veri negoziati, però, tiene banco un altro tema: raggiungere un accordo su come rendicontare le emissioni di ogni Stato, per poi procedere allo sviluppo di un software che permetterà di avere un sistema di misurazione unico non solo delle emissioni di ogni Paese, ma anche dei progressi fatti nelle azioni di mitigazione e adattamento.

Il sistema dovrà essere adottato entro il 2024, e la sua definizione è uno degli obiettivi principali di questa COP.


COP26, DAY 3: Few lights and lots of shadows

Two days in after the beginning of COP26 and here are first news. The Heads of State are stealing the show for themselves at the World Leaders Summit. The delegate are negotiation in the dark of the conference rooms.

THE FOSSILS OF CONTENTION

For many countries the objective of reaching zero net emissions in 2050 is a fantasy: China, Russia and Saudi Arabia said they will keep the target for 2060 and India for 2070, while also bringing forward the concept of having common responsibilities but adapted to each State where occidental countries will historically have more.

Sixty countries on the contrary, simply stated they will reduce emission of methane gas by 30% by 2030. All insufficient actions considering that, according to UNEP, to reach the target of 1.5°C it is necessary to cut half the emissions of all greenhouse gases by that same date.

STOP DEFORESTATION

There is one topic though, that everyone seems to agree on: stopping deforestation by 2030, following the Glasgow Leaders’ Declaration on forests and land use that was signed by 110 Countries hosting more than 85% of the earth’s forests. Such countries include Brazil, Russia, Congo and Indonesia.

A 20-billion-dollars commitment, sure, but will it be enough? And what plan to follow?

YOU’RE SO HUMAN, MR BEZOS

The answer to the above questions seems to come from the world of “philanthropes”, with UK Prime Minister Boris Johnson first in line, admitting donations will be necessary.

Jeff Bezos also promptly replied, promising a 2-billion-dollars monetary help for the African degraded lands, upon showing great interest to carbon-capturing technologies. 

Elon Musk – absent in Glasgow, but always present online – twitted he will be ready to donate 6 billions dollars to the UN to solve world hunger on the condition that the way that money will be used will be explained to him, and only if such sum will be enough.

IT’S ALL ABOUT TRANSPARENCY

In the real negotiation rooms though, there is another topic being discussed: how to reach an agreement about keeping track of each State’s emissions. All followed by the development of a new software to achieve a unified measurement system, not only for the emissions of each State, but also to track progress of mitigation and adaptation actions.

The system shall be adopted by 2024 and it complete definition is one of the aims of this COP.


COP26, GIORNO 5: Glasgow e la COP dei banchieri

LA FINANZA SI TINGE DI GREEN 

È il quinto giorno di contrattazioni e Londra promette di diventare il primo centro finanziario a emissioni nette zero del mondo. Ma cosa significa centro finanziario a emissioni zero? Sarà definito solo dal 2023. E Molti temono che ci sarà molto spazio per continuare col business-as-usual a Londra, dove gli investimenti nel fossile sono attualmente i più alti al mondo. Nel peggiore degli scenari, ai finanzieri basterà supportare progetti di decarbonizzazione in giro per il mondo quanto basta per compensare le emissioni delle loro attività finanziarie, senza stretti vincoli su cosa andranno a finanziare. Non esattamente low-carbon, quindi.

Intanto, più di 450 banche ed istituti finanziari firmano la Glasgow Financial Alliance for Net Zero: così facendo, impegnano l’equivalente di 130 biliardi di dollari di capitali privati a puntare a Net Zero entro il 2050, il tutto in linea con la scienza e sotto la supervisione di esperti del settore. L’interesse dei grandi capitali nel finanziare la transizione ecologica è quindi altissimo, ma siamo sicuri che basti, e che non serva invece ripensare dalla base il nostro modello economico? O, per cominciare, vincolare lo sfruttamento dei fossili e impedire nuovi investimenti?

NOT SO FAST, FATIH

Il direttore della International Energy Agency, Fatih Birol, ha dichiarato trionfante in un tweet che, alla luce di quanto pattuito finora alla COP, siamo in direzione di vedere un aumento di temperatura di +1,8°C entro il 2100, in linea quindi con l’Accordo di Parigi. Senza dubbio ottime notizie, anche se un pomeriggio di revisione degli scenari futuri non basta di certo per fornire una stima credibile. E la sfida più grande rimane tener fede agli impegni, e non tanto firmarli. Non sarà un po’ presto per trarre già conclusioni?

L’INDONESIA CONTINUERà A DEFORESTARE

Parlando di tener fede agli impegni… L’Indonesia ha dichiarato ieri che non intende seguire l’accordo sulla fine della deforestazione firmato martedì, perché intende farlo solo se in linea con i propri interessi di crescita economica. Pessima decisione, sicuramente, ma anche un segnale che le nazioni più ricche non si stiano impegnando abbastanza per venire incontro alle esigenze altrui.

A CARBONE FINO AL 2040

40 Paesi hanno firmato ieri un accordo per porre fine all’uso di carbone. Grandi assenti: CIna, USA, India, Australia. Tra i firmatari più di spicco, in quanto attuali utilizzatori di molto carbone, figurano Polonia, Ucraina e Canada. L’accordo prevede lo stop immediato agli investimenti in nuove centrali a carbone e lo spegnimento definitivo entro il 2040 per i Paesi più ricchi e 2050 per gli altri. Potevano sforzarsi di più, questo è certo.
La Polonia ha fatto un po’ come l’Indonesia, firmando e poi rimangiandosi subito la parola. È difficile, a volte, prendere sul serio queste trattative.

FARE I CONTI SENZA L’OSTE

Diversi rappresentanti della società civile stanno additando questa COP di grande mancanza di trasparenza. Adducendo alle norme anti-Covid, dalle sale delle trattative rimangono esclusi moltissimi rappresentanti di associazioni e attivisti. Allo stesso tempo, molti rappresentanti di Paesi più piccoli e vulnerabili non hanno neanche potuto raggiungere Glasgow. Sembra insomma esserci un notevole vuoto nelle sale di questa COP, che sembra sempre di più la COP della finanza e delle grandi aziende.


COP26, DAY 5: Glasgow and the COP of Bankers

FINANCE GOES GREEN

It’s the fifth day of COP and London pledges to become the world’s first net-zero financial center. But what does “zero-emission financial center” mean? It will only be defined by 2023. And many fear there will be plenty of room to continue with business-as-usual in London, where investment in fossil fuels are currently the highest in the world. In the worst case scenario, financiers will only need to support decarbonization projects around the world enough to offset the emissions of their financial assets, with no strict constraints on what they will finance. Not exactly low-carbon, then.

Meanwhile, more than 450 banks and financial institutions sign the Glasgow Financial Alliance for Net Zero: by doing so, they commit the equivalent of 130 billion dollars of private capital to Net Zero by 2050, all in line with science and under the supervision of industry experts. The interest of large capitals in financing the ecological transition is therefore very high, but are we sure that it is enough, and that we do not need to rethink our economic model from the ground up? Or, to begin with, restrict the exploitation of fossils and prevent new investments?

NOT SO FAST, FATIH

The director of the International Energy Agency, Fatih Birol, triumphantly declared in a tweet that, in light of what has been agreed so far at the COP, we are in the direction of seeing a temperature increase of + 1.8 ° C by 2100, therefore in line with the Paris Agreement. Undoubtedly excellent news, even if an afternoon of reviewing future scenarios is certainly not enough to provide a credible estimate. And the biggest challenge remains to abide by the commitments, and not so much to sign them. Isn’t it a bit soon to draw conclusions already?

INDONESIA WILL KEEP ON CUTTING OFF TREES

Speaking of delivering on commitments … Indonesia said yesterday that it does not intend to honor the agreement on ending deforestation signed on Tuesday, because the country intends to do so only if in line with its economic growth interests. Bad decision, certainly, but also a sign that the richest nations are not working hard enough to meet the needs of others.

COAL UNTIL 2040

40 countries yesterday signed an agreement to end the use of coal. Major absentees: China, USA, India, Australia. Among the most prominent signatories, as current users of plenty of coal, are Poland, Ukraine and Canada. The agreement provides for an immediate stop to investments in new coal plants and a definitive shutdown by 2040 for the richest countries and 2050 for the others. They could have tried harder, that’s for sure.

DOING THE MATHS WITHOUT THE BILLER

Several representatives of civil society are pointing to this COP of great lack of transparency. By citing anti-Covid rules, many representatives of associations and activists are excluded from the negotiating rooms. At the same time, many representatives of smaller and more vulnerable countries have not even been able to reach Glasgow. In short, there seems to be a considerable void in the halls of this COP, which increasingly seems to be the COP of finance and large corporations.
Poland moved a bit like Indonesia, signing and then immediately changing its mind. Sometimes it is difficult to take these negotiations seriously.

FONTI – SOURCES :


COP26, GIORNO 8: Si riprende, ma in che modo?

IL RISULTATO DELLA PRIMA SETTIMANA

Le analisi in seguito ai nuovi accordi a lungo termine confermano un aumento delle temperature medie che per la prima volta potrà rimanere al di sotto di +2°C per la fine del secolo.

Per raggiungere l’obiettivo di contenere le temperature entro +1,5°C serve il breve termine: dimezzare le emissioni di tutti i gas serra entro il 2030 (UNEP).

MENO FOSSILI, CON QUALCHE RISERVA

Sempre nella prima settimana, firmati gli accordi per fermare i sussidi pubblici a nuovi investimenti fossili entro il 2023. Italia titubante fino all’ultimo, poi accetta.

100 paesi tra cui anche l’UE si impegnano a ridurre del 30% le emissioni di metano per il 2030. L’Europa deve però decidere se il gas fossile possa essere considerato come fonte per la transizione ecologica (e quindi finanziabile con i fondi europei): l’Italia preme per il sì.

FUORI DAI NEGOZIATI, PRESENTI NELLE PIAZZE

L’attenzione verso i più svantaggiati (Global South, comunità indigene, fasce povere della popolazione) e i percorsi per garantire una giusta transizione sono stati dichiarati insufficienti da attivistə, espertə, ONG e cittadinə radunatə per il People’s Summit for Climate Justice e nelle altre manifestazioni durate ore a Glasgow.

Le manifestazioni fuori dagli edifici dei negoziati continuano, tenendo alta l’attenzione della società civile.

COME INIZIA LA NUOVA SETTIMANA: TRASPARENZA E ASCOLTO

La trasparenza nella reportistica va risolta: tema molto tecnico e complesso, serve chiarire le modalità di comunicazione delle situazioni dei Paesi in termini di emissioni e misure intraprese. Anche la trasparenza della COP è da migliorare: Global Witness conta 503 delegati per la lobby fossile al summit, più dei delegati di qualsiasi nazione. Come influisce la loro presenza nelle negoziazioni cruciali?

Ci si aspetta un maggiore ascolto delle parti in prima linea nella crisi climatica: Africa, isole, Paesi in via di sviluppo. Barack Obama (nato nelle Hawaii) ha sottolineato nel suo discorso oggi a Glasgow il futuro che le nazioni insulari rischiano per l’inazione dei governi. Se si vuole andare avanti insieme, tutte le voci devono essere incluse.


COP26, DAY 8: RESTARTING, BUT HOW?

THE RESULT OF THE FIRST WEEK

Analyses following the new long-term agreements confirm for the first time that the increase in average temperatures can stay below +2°C by the end of the century.

However, achieving the goal of containing temperatures to within +1.5°C requires the short term: halving emissions of all greenhouse gases by 2030 (UNEP).

FEWER FOSSIL FUELS, WITH SOME RESERVATIONS

Also in the first week, agreements were signed to stop public subsidies to new fossil investments by 2023. Italy hesitant until the last moment, then accepts.

100 countries, including the EU, commit to a 30% reduction in methane emissions by 2030. However, Europe must decide whether fossil gas can be considered as a source for the ecological transition (and therefore financed with European funds): Italy is pushing for yes.

OUTSIDE THE NEGOTIATIONS, PRESENT IN THE STREETS

The focus on the most disadvantaged (Global South, indigenous communities, poor people) and the pathways to ensure a just transition have been declared insufficient by activists, experts, NGOs and citizens gathered for the People’s Summit for Climate Justice and other demonstrations that lasted hours in Glasgow.

Demonstrations outside the negotiating buildings continue, keeping civil society’s attention high.

AS THE NEW WEEK BEGINS: TRANSPARENCY AND LISTENING

Transparency in reporting must be resolved: a very technical and complex issue, it is necessary to clarify the way in which the situations of countries in terms of emissions and measures undertaken are reported. The transparency of the COP also needs to be improved: Global Witness has 503 delegates for the fossil lobby at the summit, more than the delegates of any nation. How does their presence affect crucial negotiations?

It is expected to hear more from the parties on the front lines of the climate crisis: Africa, islands, developing countries. Barack Obama (born in Hawaii) emphasized in his speech today in Glasgow the future that island nations risk because of government inaction. If we are to move forward together, all voices must be included.

FONTI – SOURCES :


COP26, GIORNO 11: Nuovi accordi, vecchie lacune?

NON È ABBASTANZA

Le analisi in seguito ai nuovi accordi a lungo Tra i punti chiave del documento di sintesi pubblicato mercoledì, emerge il riconoscimento delle intese finora raggiunte su deforestazione, emissioni di metano, impiego del carbone e  investimenti sui fossili.

L’obiettivo primario, però, è rimanere entro i +1,5°C a fine secolo, e il documento lo sottolinea.

DIVARIO TRA PAESI RICCHI E RESTO DEL MONDO

Sempre più in evidenza il divario tra i paesi ricchi e quelli più esposti ai danni del cambiamento climatico.

Il fondo da 100 miliardi annui stabilito a Parigi ha disatteso le aspettative, e raggiungerà la quota stabilita soltanto nel 2023. 

Le nazioni in via sviluppo o più vulnerabili denunciano già che la cifra non sarà sufficiente e chiedono ulteriori finanziamenti sotto forma di risarcimento. La ricerca della giustizia sul fronte economico è insomma un tema caldo e tutt’altro che risolto.

CREDITI DI CO2, POMI DELLE DISCORDIE

Come calcolare e gestire le emissioni dei singoli paesi, e come gestire il commercio di crediti di CO2? E’ questo il tema più spinoso della COP26, che ancora si trascina dalla COP21.

Uno scambio di crediti potrebbe portare ad una transizione ecologica globale più rapida, ma i rischi sono molti: il double counting, dove la stessa tonnellata di CO2 viene considerata da due stati diversi; la non-additionality, quando un investimento verde potrebbe generare dei crediti di CO2 senza averne diritto. 

Economia e clima, un legame fondante: come mettere in piedi un sistema che premi i virtuosi, punisca gli inquinatori, e impedisca le frodi?

CINA E USA PAREGGIANO LA POSTA

Un nuovo accordo tra Cina e USA pareggia la posta degli Accordi di Parigi e del recente G20, dando speranza per l’obiettivo 1.5 °C. 

Intesa su:

  • forti limitazioni al metano entro il 2030;
  • presentazione di nuovo ambizioso piano NDC con scadenza decennale;
  • organizzazione di un vertice bilaterale apposito e di un gruppo di lavoro ad hoc.

COP26, DAY 8: New agreements, old shortcomings?

IT’S NOT ENOUGH

Among the key points of the summary document published on Wednesday there emerges the acknowledgement of the currently achieved agreements on deforestation, methane emissions, carbon usage and investments for fossil.

The main objective though, is to stay within the +1.5°C by the end of the century, a key matter highlighted by the document.

THE GAP BETWEEN RICH COUNTRIES AND THE REST OF THE WORLD

The gap between rich countries and those most exposed to the damages of climate change is growing bigger.

The annual fund of 100 billion dollars that was agreed on in Paris has let many down, and will only reach the established goal in 2023.

Developing countries and also most vulnerable ones are already denouncing that the sum will not be enough and are asking for further fundings to be given as compensation. Therefore, the search for justice is still a very hot topic which is all but solved.

CO2 CREDITS, BONES OF CONTENTION

How do we estimate and plan each country’s emissions, and how do we manage the market of CO2 credits? This the most complex topic of COP26, still being dragged since COP21.

Credits exchange could bring to a faster global ecological transaction, but many are the risks: double counting, where the same ton of CO2 is considered differently by two separate States; non-additionally, when a green investment could generate CO2 credits without the right to actually do so. 

Economy and climate share a strong link: how can we establish a system that rewards the virtuosos, punishes those who pollute and prevents?

CHINA AND USA EVEN THE SCORE

A new agreement between China and the US helped to get even for the Paris Agreement and the recent G20, giving a little hope for the target of 1.5°C. 

Agreements were reached on:

  • setting strong limitations on methane by 2030;
  • drafting a new and ambitious NDC plan with ten-year deadlines;
  • planning a dedicated bilateral summit and an ad hoc workgroup.

FONTI – SOURCES :

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